Ovvero come una tesi di laurea diventa luogo di incontro e riflessione

Cosa unisce una tesi di Laurea in Design e comunicazione visiva, un centro d’accoglienza per minori stranieri non accompagnati (Progetto SAI – Cammarata) e il centro storico di Cammarata?

Come si possono incontrare, intrecciare e dare vita a qualcosa di nuovo?

Sembrerebbe una missione impossibile, ma Chiara Billero c’è riuscita!

Chiara è una delle tante ragazze di Cammarata che ha studiato fuori, a Torino, al Politecnico. Giunta alla fine del suo percorso di studi, si trova davanti quella che è la fatica finale di ogni studente universitario: la tesi di laurea. Ma deve decidere l’argomento, come portarlo avanti, come collegarlo alla sua storia personale e allora che fa? Si mette a passeggiare.

Si, passeggia. Per rilassarsi e pensare, in un luogo a lei caro: il centro storico di Cammarata, non è cresciuta qui, non lo ha vissuto perché quando è nata i suoi nonni, che abitavano in una casetta vicino al Castello, si erano già trasferiti. Però lo adora lo stesso, adora immaginare la vita che quelle case morte e vuote prima dovevano avere. Case e vicoli che contengono risate lontane e giochi da bambini, pane sfornato e feste in famiglia.

Passeggiando nota che non c’è quai mai nessuno, se non qualche sparuto residente di una certa età, niente giovani. Case, pati, scale, acchianati e poi c’è il Castello. Lo guarda da lontano, ma nota che c’è vita là dentro, sente delle voci. Così passando e ripassando, si incuriosisce e decide di andare a vedere cosa succede in quel luogo.

Un luogo così al centro (storico) ma così periferico ormai.

Ed ecco che inizia a nascere l’idea della sua tesi: il centro storico di Cammarata è ormai una periferia, è impenetrabile dai giovani, non perché ci sia una qualche barriera, ma perché non lo conoscono, non ci sono mezzi di fruizione che possono invogliare ad andarci, o che permettano di incontrarsi e forse non conoscono neanche chi abita il posto più significativo e importante: il Castello.

Ci abitano dei ragazzi fuggiti da destini troppo difficili, ragazzi in cerca di fortuna, di accoglienza. Quindi chi percorre quelle strade antiche, chi abita il centro storico, sono dei ragazzi provenienti dai più disparati posti del mondo, non giovani cammaratesi.

E allora, cosa pensa di fare Chiara?

Innanzitutto propone dei questionari ai ragazzi di Cammarata per capire che conoscenza hanno del Centro storico: pochissima.

Poi intervista anche i ragazzi del nostro istituto, Kashif, dal Pakistan, Numan dal Bangladesh, Lamin dal Gambia e Louai e Iheb dalla Tunisia.

Gli ha chiesto della loro vita, dei loro ricordi più belli, dei loro sogni. E’ stato un percorso durato mesi di riflessioni, di conoscenza, di scambi culturali, di fatica.

Perché per i nostri ragazzi non è stato facile, né scontato, lasciarsi andare. Riaprire le loro ferite e verbalizzare le loro speranze. Per Chiara è stata una conquista, ma anche per loro.

Infine ha creato un evento, che poi descriverà nella sua tesi, per fare incontrare il centro storico, i nostri ragazzi stranieri e i ragazzi di Cammarata e San Giovanni.

Ha creato un percorso, delle soste per descrivere le riflessioni su quello che si vede e si sente; ha creato dei punti di riferimento visivi che hanno la forma degli anelli che i nostri nonni usavano per legare i muli fuori la porta, vi ricordate?

Così l’estate scorsa, partendo da Piazza Vittoria e poi da Piazzetta San Marco, girando e rigirando intorno a “l’acchianata du spitali”, arrivando al Comune e infine al Castello, si sono incontrati i ragazzi del nostro Istituto con i ragazzi dei nostri due paesi.

Salendo “acchianati”, osservando e chiacchierando, la gente ha avuto modo di ascoltare in silenzio le storie dei nostri ragazzi che si intrecciavano con quei vicoli e quelle case antiche. Sono affiorati ricordi vecchi e se ne sono creati di nuovi.

Non è certo questo il luogo per descrivere nei particolari la tesi di Chiara, che è molto più complessa di quello che finora avete letto, e non è neanche il nostro intento.

Il nostro obiettivo è non far passare inosservato un evento stupendo che ha creato aggregazione e riflessione.

Abbiamo chiesto a Chiara cosa ha lasciato in lei questa esperienza: ha risposto che dopo aver conosciuto i ragazzi ospiti dell’Istituto, aver sentito le loro storie così da vicino, le loro emozioni e le loro speranze, non sarà più la stessa.

Auguri a Chiara che si è laureata a Dicembre e soprattutto grazie.

La nostra speranza è che eventi di questo tipo non restino isolati, che qualcun altro passeggiando si fermi a guardare, a sentire.

Noi ci siamo, abbiamo tante idee e tanta voglia di realizzarle.

Passeggiamo ancora insieme?