Ogni ragazzo che passa da questa Comunità, lascia qualcosa, un segno nel nostro cuore. Anche quelli che restano poco, che hanno altri progetti, rispetto a quelli che vorremmo proporre noi. Anche loro hanno un posto nello spazio infinito del cuore di chi li accudisce. E il loro nome, tangibilmente, rimane scritto anche nei muri della Comunità, nei meravigliosi murales di Vincenzo Licari.

Ma oggi vogliamo parlare di un ragazzo in particolare, Iheb. Lui nel nostro cuore ha costruito proprio una casa. Con dei mattoni fatti di affetto e bontà, arredata con determinazione e una forza di volontà fuori dal comune.

Da quando è arrivato nella nostra Comunità si è sempre distinto per la sua gentilezza e il suo rispetto per tutto, per noi operatori, per la Comunità, “rispetto” è la parola che più lo contraddistingue, insieme a “forza di volontà”.

Una forza di volontà che lo ha portato a studiare tantissimo: ha fatto due salti fino ad ora, il primo dalla prima alla terza media e il secondo dal primo al terzo anno della scuola superiore che frequenta tuttora, L’Istituto Tecnico Nautico ITTL “Gioeni-Trabia” di Palermo. Sempre con ottimi risultati. Con voti così alti da avere i requisiti per poter chiedere la borsa di studio.

Grazie alla sua scuola, sta facendo pure un corso di vela e uno di canottaggio.

Contemporaneamente allo studio, per il quale viaggia quasi ogni giorno da Cammarata a Palermo, dal lunedì al venerdì, ha portato avanti altre attività: ha seguito due corsi di formazione, Quello di Orientatore al lavoro e facilitatore linguistico -culturale, come quello seguito ora da Lamin Sonko, e adesso sta partecipando allo stesso corso che sta seguendo Mahamat, di Empowerment associativo, sempre a Palermo.

A breve inizierà pure un tirocinio, per l’inserimento lavorativo, finita la scuola naturalmente, presso il Ristorante Filici di Paolino Scibetta, che ringraziamo sempre per l’immensa disponibilità.

È iscritto alla Guarda Marina Nazionale, sezione Palermo, che è un’associazione di volontariato della Protezione Civile, impegnata da diversi anni in una serie di attività legate al mare, alla sicurezza, alla formazione marittima ed al diporto marittimo: per lui che è arrivato dal mare, dare aiuto ad altri è fondamentale.

Ha partecipato pure al bando per essere inserito nell’elenco degli interpreti e mediatori linguistici e culturali, indetto dall’Ospedale Cervello di Palermo, a breve sapremo i risultati.

Questo articolo non vuole essere di certo un curriculum, ma certe cose si devono sapere, sia per dare lode a questo fantastico ragazzo, sia per stimolare tanti ragazzi come lui e dimostrare che se si vuole, si può! Che se c’è la volontà, le porte si aprono e l’aiuto arriva.

Nella sua vita a Palermo, l’aiuto è arrivato anche da una sua insegnante, Cinzia, a lei, e alla sua meravigliosa famiglia, dedicheremo un articolo a parte. Ma qui vogliamo ringraziare la sua anima accogliente, la sua disponibilità nel far entrare Iheb nella loro vita e aiutarlo come si aiuta un parente, un nipote, un figlio. Grazie a loro se Iheb non può tornare a Cammarata, per impegni scolastici o di altre attività, ha una casa che lo accoglie, che lo nutre, che lo ama.

Abbiamo fatto alcune domande a Iheb, ed è stato molto interessante:

Hai mai momenti di sconforto e come li superi?

 “Certo che ho momenti di sconforto, tutti ce l’hanno. Cerco di superarli con l’aiuto delle persone che mi stanno intorno, ma anche pensando, quando sono solo, a quello che voglio realizzare, al mio sogno. E se a volte faccio un passo indietro, quando supero il momento e divento più forte, faccio due passi avanti

Sapendo quello che ti è successo fino ad ora, se tornassi indietro, faresti le stesse scelte o cambieresti qualcosa?

“Penso che lascerei tutto così, non perché non ho sbagliato, sicuramente ho fatto pure delle scelte sbagliate, ma sono state mie scelte e comunque bisogna sbagliare per imparare nella vita”

Cosa consiglieresti a chi, come te, parte dalla sua terra d’origine per realizzare un sogno?

“Consiglierei di non correre, di non volere subito un lavoro qualsiasi per andare avanti: se si vuole raggiungere un sogno, non si deve avere fretta, non si deve correre, ma si deve lottare e avere pazienza, molta pazienza”.

Il suo sogno è quello di aiutare la sua famiglia.  È partito all’insaputa della madre senza salutarla, perché non ne ha avuto il coraggio. È partito per lei e la sua famiglia, ma per aiutarli li ha dovuti lasciare.

Tanti come lui, si. Tanti anche più sfortunati di lui. Ma pensate mai al coraggio che deve avere un adolescente per fare questo tipo di scelte?

In generale Iheb, non pensa di essere arrivato o realizzato. Pensa di essere solo all’inizio della sua strada, e forse è vero. Ma è anche vero che le basi di un palazzo devono essere solide per poter costruire un buon palazzo, resistente al tempo e alle intemperie.

E le basi che lui ha costruito sono solide e forti, pronte ad accogliere un grattacielo, anche se lui, forse, non se ne rende ancora conto.

Ti vogliamo bene Iheb.

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