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Affidi

Proviamo a rispondere alle tue domande

Le famiglie affidatarie hanno l’opportunità di aiutare i minori stranieri a vivere appieno una vita familiare, facendoli sentire parte di un nucleo familiare, in cui si sentano accettati come figli.

Le famiglie affidatarie possono prendere decisioni di gestione ordinaria autonomamente, facendo attenzione a valorizzare sempre la diversità di cui il minore straniero è portatore, supportandolo a sperimentare un senso positivo di identità e aiutandolo a raggiungere il suo potenziale.

No, non è necessario.

Non è necessario neanche che si tratti di una coppia, in quanto anche persone single hanno diritto a diventare affidatari.

Alle famiglie affidatarie vengono messi a disposizione servizi di supporto adeguati per apprendere competenze e approcci che possano aiutarli a fornire al minore affidatario la migliore assistenza possibile.

Le famiglie affidatarie ricevono quindi una formazione adatta a svolgere il loro ruolo e vengono seguite durante il tempo di affido.

Questo percorso comprende una preparazione teorica e pratica su come gestire i problemi che possono incontrare e identificare le competenze, punti di forza o debolezza che hanno o necessitano di sviluppare.

Vengono anche aiutate a comprendere e superare le difficoltà incontrate, soprattutto nel caso in cui si manifestano comportamenti conflittuali da parte del minore.

Un incaricato valuta i possibili affidatari secondo processi di valutazione europei, alla ricerca di chi riesce a rispondere in modo appropriato alle molteplici necessità del minore straniero non accompagnato, tenendo conto delle sue esigenze etniche, culturali, religiose e linguistiche.

Viene istituito un quadro chiaro di formazione e sviluppo, che viene utilizzato come base per valutare le prestazioni degli affidatari e identificare le loro esigenze di sviluppo.

Prima dell’abbinamento definitivo del minore, viene valutata la capacità della famiglia affidataria di poter accogliere tutti i membri che abitano nella casa, e che questa possa essere un ambiente abbastanza accogliente e pulito.

Se sono presenti spazi esterni devono essere sicuri, e vengono valutati anche il quartiere e i servizi disponibili (tra cui la scuola, le chiese, ecc.) prima di collocare il minore.

In caso di un minore con disabilità o altre vulnerabilità particolari, vengono considerati anche aiuti e adattamenti adeguati per garantire la miglior soluzione alle esigenze del minore.

Il momento dell’accoglienza in una famiglia, così come quello del distacco, viene pianificato e avviene nel rispetto delle esigenze e sensibilità del minore, facendo in modo che si senta rispettato, apprezzato e accettato.

Qualora ci siano altri minori nella famiglia affidataria, i loro punti di vista dovrebbero essere ascoltati e dovrebbero essere incoraggiati ad avvicinarsi con positività alla relazione con il minore affidatario.

L’autorità competente prevede almeno quattro visite durante l’anno effettuate da un assistente sociale diverso da quello che supervisiona i genitori affidatari, con intervalli di circa tre mesi fino al compimento del 18° anno di età del minore, o, nel caso in cui l’affido continui, fino alla fine dell’affido.

Sono previste anche possibili visite a sorpresa.

Il monitoraggio è anche un’opportunità per gli affidatari e il minore di condividere le proprie opinioni su eventuali esigenze e problemi da affrontare, sia separatamente che insieme.

Si fa in modo di non separare i fratelli nel momento dell’affido, a meno che non ci siano particolari impedimenti.

Nel momento in cui non si possa evitare la separazione di fratelli, vengono adottate disposizioni e modalità appropriate per consentire loro di avere contatti reciproci comodamente.

I minori stranieri potrebbero essere trasferiti in una nuova sistemazione assistenziale o in una diversa collocazione una volta compiuti 18 anni.

Possono ricongiungersi con la famiglia nel Paese di accoglienza, nel Paese di origine o in un altro Paese.

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