“Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.”

(Luca 5, 4 – 6)

La prima cosa che ho pensato quando ho iniziato a conoscere il progetto “Insieme per l’integrazione”, che il nostro Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice per minori stranieri non accompagnati (SAI – Cammarata) sta portando avanti con l’Ass. L’Arca e la Cooperativa Santa Maria di Gesù, dal marzo 2021, è stata proprio la “rete”.

Quella rete che Gesù ha fatto gettare in mare ai pescatori, quando credevano che non c’era niente da pescare, è la stessa rete che unisce e fa collaborare soggetti sociali diversi, ma che aiutandosi a vicenda, possono riuscire a raggiungere dei comuni obiettivi.

Una rete che unisce e sostiene: associazioni private, Istituti, Enti locali, tutti uniti per lo scopo comune di aiutare i ragazzi, siano essi disabili o stranieri, ad integrarsi, a socializzare, a capire ed accettare la differenza dell’altro senza giudicare, accogliendola come un’opportunità di crescita.

Non è la prima volta che i nostri ragazzi collaborano con l’Ass. L’Arca, vivendo lo stesso territorio spesso è capitato che s’incontrassero per momenti ludici e formativi. Queste affinità sono, perciò, state convogliate in questo magnifico progetto finanziato dal Piano azione coesione Avviso “Giovani per il Sociale 2018”, grazie alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche giovanili.

Il progetto prevede essenzialmente tre laboratori di 5 mesi ciascuno, in tre ambiti: falegnameria, cucina, ceramica.

Due laboratori sono già stati completati con ottimi risultati, quello di falegnameria e quello di cucina.

“C’era una volta un pezzo di legno…” così è stato intitolato il laboratorio di falegnameria, ha coinvolto 15 ragazzi, di cui 7 diversamente abili e 8 immigrati selezionati dagli Enti in ATS, si è svolto dall’ 8 Aprile 2021 al 31 Agosto 2021.

Il laboratorio ha permesso di realizzare oggetti tradizionali siciliani, come la “maidda” ad esempio, ma anche oggetti interculturali come le cornici, le arnie e taglieri di vari tipi. Per questi oggetti, fra l’altro è prevista la vendita on-line sul sito: www.sicanisolida­leshop.com.

Svolgere attività pratiche insieme, chiacchierando, divertendosi, unisce e fa sì che si creino rapporti e legami che prima non c’erano.

Mi piace riportare una frase contenuta nell’opuscolo esplicativo di questo laboratorio, perché molto significativa: “L’integrazione è un’operazione che si fa in due. Non ci si integra da soli.

Integrarsi non significa rinunciare alle com­ponenti della propria identità di origine, ma adattarle a una nuova vita in cui si dà e si riceve.”

“C’era una volta il sapore dell’interculturalità”, così è stato intitolato il laboratorio di cucina, che si è svolto dal primo settembre 2021 al 31 gennaio 2022. È stato gestito da due soggetti: una giovane donna con esperienza di foodblogger e da un giovane immigrato con esperienza nella ristorazione.

Durante il laboratorio di cucina, i ragazzi sono stati im­pegnati a realizzare pietanze che ri­chiamano l’arte culinaria delle differenti culture.

Le siciliane “guastedde a facci di vecchia” o la pasta alla norma, hanno fatto compagnia al “cùscus arabo, al “Rotti” nordafricano o al riso biriani, tipico della cucina indiana e bengalese.

Tutte le ricette fanno parte adesso di un ricettario dettagliato negli ingredienti e corredato da foto bellissime.

Ma cucinare insieme non è solo creare cibo, la cucina è condivisione, scoperta.

E cenare insieme con quello che si è cucinato, raggiunge obiettivi che vanno ben aldilà della mera preparazione: mangiando insieme ci si relaziona, ci si integra in modo totalmente naturale.

Fra i piatti cucinati ci sono anche delle preparazioni molto semplici che i ragazzi più fragili possono preparare da soli, rendendosi anche indipendenti dai genitori (nel caso dei ragazzi disabili), come ad esempio la pasta con pesto di pistacchio e ricotta o il paté e tantissime altre ricette contenute nel ricettario.

Certo non sono mancate, ne mancheranno, le difficoltà per portare avanti questo progetto. La prima fra tutte, ci dice Caterina De Santis dell’Ass. L’Arca, è il covid.

L’attenzione alle norme di sicurezza, le limitazioni negli scambi affettivi fra i partecipanti, diminuiscono gli effetti benefici che potrebbero essere molto più importanti.

Un’altra criticità è la comunicazione perché, nonostante la presenza del mediatore, le difficoltà a capirsi un po’ ci sono sempre e la lingua è un mezzo molto importante per conoscersi. Però, come dimostrano le foto e le esperienze già vissute, l’atmosfera è sempre gioiosa e l’affetto si scambia anche con gli sguardi e i sorrisi. Ihab Haj Massour, un ragazzo tunisino del nostro Istituto, (tutor del laboratorio di cucina) ci conferma che “è stato stimolante e divertente fare queste esperienze. È stato bello condividere le loro tradizioni con le nostre e compensare a vicenda le nostre capacità di fare e di relazionarci con gli altri”.

Così, in questo mondo complicato, una rete fatta da Ihab, Lamin, Caterina, Suor Nella, Robertina, Pasqualino e tutti gli altri ragazzi, il Comune il Ministero, le associazioni, il nostro istituto e tutti i volontari (che Dio li benedica), pesca emozioni e cucina integrazione.

Grazie a tutti.

“Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.”

(Luca 5, 10-11)

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